Gender Freedom

DEA

"Dalla società, sono etichettata come un trans. Termine assai orribile, che brutta cosa essere vista da molta gente come “diversa”, sentirsi dire che non sei una donna. Ma chi sono loro per venirmi a dire ciò che sono?"

A dicembre 2016 sono andata dalla mia dottoressa, conosciuta pubblicamente come una donna trans.

Ma da quale momento vieni vista trans? Trav? Oppure donna?
Ho fatto le mie prime analisi del sangue, e dai primi risultati il testosterone, nonché conosciuto come ormone maschile, ammontava a 18, mentre per quello femminile, l’estradiolo, a 171. La Dottoressa Armani, mi ha detto che ero molto fortunata e che avrei avuto bisogno di non chissà quali farmaci limitandomi così, con mezza pastiglia di Androcur, che agisce come anti-ormone, e due applicazioni al giorno di Oestrogel, un gel con alta concentrazione di estradiolo. A gennaio 2017 ho iniziato così ufficialmente la cura ormonale; ho avuto quattro colloqui con due psichiatri diversi i quali dovevano darmi il nullaosta per procedere con la cura.

In medicina, viene chiamata disforia di genere, dal mondo esterno transessualità… ma il termine giusto?
La cura ormonale non ha influenzato granchè il mio metabolismo poiché il mio essere donna sin dalla nascita, mi ha aiutata con i lineamenti, la voce, il corpo ecc… A distanza di 3 anni, ho deciso di dare una svolta definitiva alla mia vita, a dare un taglio secco con quel che riguardava il mio passato decidendo così di inoltrare istanza per il cambio dei documenti.

A quale ufficio dovevo chiedere? Quali erano i passi da seguire? Potevo scegliere qualsiasi nome? Cambiare cognome? Avere secondi nomi? I costi?
Le domande erano molteplici, con il nuovo lavoro non volevo essere etichettata come “Trans” o “Trav” piuttosto che con un altro “appellativo” di genere.
Così il 16 maggio del 2019, essendo domiciliata nel Luganese, ho deciso di inoltrare ufficialmente istanza per il cambio di sesso e di nome alla Pretura di Lugano, sezione 6. Considerata la nuova legge, che diceva che facilitava la burocrazia per il cambio di documenti per persone con disforia di genere, ho ricevuto quasi una risposta immediata tramite raccomandata, nella quale mi hanno chiesto certificati psichiatri, medici e motivazioni per tale richiesta. Nei 3 mesi successivi è stato un susseguirsi di lettere e risposte per raccomandata, fino ad ottenere, nel mese di agosto, un’udienza presso l’aula delle udienze della Procuratrice che era stata asseganta per il mio caso.
Nella domanda di istanza, oltre alla richiesta del cambio di sesso, ho chiesto l’aggiunta di due nomi per me assai significativi.
Quando mi sono presentata presso la sala delle udienze, la procuratrice mi ha detto che era stato il primo caso in assoluto in cui, una ragazza “Trans” chiedeva l’aggiunta di un secondo ed un terzo nome. Date le circostanze, ad un certo punto, ho chiesto di interrompere l’udienza in quanto la richiesta per l’aggiunta dei due nomi non mi era stata accettata.
Sono entrata in panico, non sapevo cosa fare tant’è che ho chiesto un riscontro a mia mamma e mio papà per chiedergli un parere su come proseguire in merito alla vicenda. Malgrado la situazione emotivamente toccante e, altrettanto delicata, mia mamma, assai delusa, mi disse con un filo di voce che se non sarebbe stato possible aggiungere il nome della nonna poiché le avrebbe recato dispiacere.
Mio papà invece, andando oltre alle circostanze che mi hanno portata a tale scelta, con una tempra più riflessiva e pragmatica, mi ha detto di provare a chiedere alla procuratrice se vi fosse la possibilità di chiedere una seconda istanza all’ufficio di stato civile di Bellinzona, per poter attualizzare l’aggiunta dei due nomi da me richiesti.
Alla ripresa dell’udienza, dopo 20 minuti, l’idea di una seconda istanza fu accolta; ed in primis fu accolta la domanda del cambio di sesso. Difatti, dal 19 agosto 2019 sono riconosciuta ufficialmente all’anagrafe come donna. Successivamente, circa dopo due settimane, inoltro istanza all’ufficio stato civile di Bellinzona con la richiesta di aggiungere un secondo ed un terzo nome. A distanza di due settimane ho ricevuto risposta tramite raccomandata, con annessa a essa una fattura di 350 franchi ed una serie di motivazioni e certificati stilati dagli psichiatri da presentare. Malgrado le difficoltà iniziali, posso asserire che questo aspetto ha avuto un riscontro assai proficuo, recandomi altrettanta felicità ed essere considerata donna anche per gli “esterni”. D’altro canto, questo è “solo” un piccolo passo verso la mia meta. Ora non sono più vista una Trav, non sono più vista una Trans, bensì vista come Donna! Il termine Trav, deriva da travestito o travestita, quello che un uomo o una donna di fatto vestendosi nei panni dell’altro sesso.
Mentre il/la Trans è il passaggio che concerne la transessualità, accompagnata da una cura ormonale ed essere vista donna, bhe non ci sono molte spiegazioni per descrivere un momento di gioia così grande.