Lo sconosciuto del lago

Francia, 2013

  • Genere: Drammatico
  • Durata: 97 min.
  • Premi: Cannes 2013: in concorso nella sezione "Un Certain Regard", Queer Palm
  • Tags: cruising, gay

Storia

Estate in riva al lago, in una spiaggia naturista frequentata da gay. Franck, un bell'uomo vicino ai 40, vi trascorre le sue giornate dividendosi tra due uomini. Con uno, Henri, è nata una forte amicizia completamente casta, voluta così da Henri che dice di voler rinunciare al sesso. Con l'altro, Michel, è nata invece una intensa e passionale relazione, una vera storia d'amore e sesso. La storia prosegue anche dopo che Franck ha visto Michel annegare il suo precedente amante... Il regista, intervistato, ha detto che con questo film ha voluto fare un'opera completamente diversa dalle sue precedenti, che erano quasi di fantasia. Qui si è tenuto su una linea classica, quasi hollywoodiana. "Vicino ai 50 anni mi sono reso conto di essere in una perpetua crisi esistenziale ed estetica. Finora avevo fatto film che mettevano in scena una specie di gioco, che proponevano un mondo reinventato, lontano dal naturalismo... Alla fine mi sono detto che era meglio rappresentare il mondo così com'è, senza fare ricorso alla fantasia, senza rimodellarlo secondo i miei desideri. In questo film ho voluto raccontare il mondo vero, nella sua naturalezza, penetrando nello spirito e nel corpo dei personaggi, rendendoli palpabili." Il film è in concorso al Festival di Cannes 2013 nella sezione "Un certain regard".

Recensioni

Racconto gay con inserti pornografici, in versione originale con sottotitoli: ci vuole coraggio. Ben riposto, perché il film di Guiraudie mescola Genet e Hitchcock con lucidità invidiabile, dicendo qualcosa di universale sulle leggi del desiderio. Esplicito Lo sconosciuto del lago, che ha vinto il premio per la regia a Cannes e, ovvio, la Palma Queer del cinema gay, è un film di Alain Guiraudie che mostra scene omosessuali non platoniche. Ma non è solo un film scandalo, è un giallo bellissimo che parla della coscienza, dell’io diviso tra affetti e sesso, che poco alla volta da realistico diventa quasi una parabola, avvicinandosi al teatro di Koltès (e al cinema di Chéreau) ove vagano uomini nella notte. Il luogo è un boschetto accanto a un lago dove si aggirano cruising (per citare il cult con Pacino) gay in cerca di prede consenzienti, fortuiti incontri e anche qualche amicizia casual. Il simpatico Franck, dal presente confuso ma con un dolce sorriso, è attratto dal serio macho baffuto, reginetto del luogo, alla Tom Selleck. I due si amano senza occultarci nulla, finché non succede qualcosa che allarma molto il giovane (un omicidio nell’acqua), ma non lo ferma, perché la passione è rischio, finché il buio avvolge un po’ tutti. Giallo sull’ambiguità, la doppia verità, claustrofobico ma all’aperto... Tempismo e bravura del regista, riconosciuti, anche dal successo di pubblico oltre che di critica (l’elogio del borghese Le Monde): riesce ad essere raffinato nella malinconia con cui riprende le movenze di una ragnatela di approcci tutti uguali nel tempo e nello spazio, dove si misurano gli stimoli sessuali e i bisogni del cuore. Sperando che gli eredi non leggano, si potrebbe dire che è quasi un De Musset gay, pessimista come l’originario: dietro al paravento del gioco a nascondino resta un profondo Nulla. Quelli che all’epoca del Vizietto si lamentarono della frivolezza delle piume di struzzo, ora diranno che i gay dello Sconosciuto del lago sono tutti vittime o patologici, cosa non vera. Il regista, che utilizza un ottimo cast, parte dall’allegro Bataille («l’erotismo è l’approvazione della vita fin dentro la morte») e pur raccontando l’ossessione amorosa, non affigge giudizi. Ma si fa ascoltare da tutti, si porta a casa un dubbio, in epoca di femminicidio: non si è mai tranquilli, ma con gli sconosciuti del lago, del doman non c’è davvero certezza . (M. Porro, Corsera - VOTO: 8/10) Il film è ambientato sulla spiaggia di un lago frequentata da uomini che praticano il cruising. Franck frequenta la spiaggia e s’invaghisce di un certo Michel, e diventa amico del solitario Henri. L’Inconnu du Lac è un film ricco di ironia stralunata, ma anche inquietante e pensato in modo straordinario. Guiraudie ragiona sul sottile confine che delinea il desiderio e il pericolo, con uno stile originale e liberissimo notevoli. Queer Palm, o un premio dell’Un Certain Regard, subito! (G. Capolino, Cineblog.it) Un numero rivelante di giochi di bocca, giochi di mano, natiche en plein air e natiche in piena occupazione nel nome dell'amore libero purché omo, riempie la scena di L'inconnu du Lac, di Alain Guiraudie nella sezione «Un Certain Regard». Racconta l'universo chiuso, e per certi versi claustrofobico, in cui la gayezza trova la sua ragion d'essere: il sesso per il sesso, senza sentimenti, legami... Investigando su un omosessuale trovato annegato in un lago la cui spiaggia e relativa pineta sono luogo di dragaggio, un ispettore di polizia resta colpito proprio da questo: ci si ama fra sconosciuti di cui non si conosce neppure il nome... Si è soli insieme, insomma, ma intorno a tutto questo ruota una pulsione distruttiva che, nel film, viene incarnata da un cacciatore sessuale compulsivo, che si sbarazza dei suoi partner quando diventano troppo legati. Senza nascondere nulla, il film di Guiraudie, traccia un ritratto, a volte ironico, di questo tipo di comunità, dove c'è spazio per il voyeur, come per il super igienista, per il feticista come per il finto etero. Su tutto però grava desolazione e distruzione, come se l'abbandonarsi debba necessariamente arrivare all'annientamento. (Il Giornale) Altro che giovani studentesse che scelgono di prostituirsi. Il vero choc del festival è L'inconnu du lac (Lo sconosciuto del lago) del francese Alain Guiraudie, e arriva inatteso, nella sezione «Un certain regard», accolto da risate isteriche e gente che lascia la sala. Un'unica lunghissima scena, sulla riva di un lago, dove prendono il sole uomini dai 30 ai 60 anni. Tutti rigorosamente nudi. Presto si danno (letteralmente) alla macchia, nel bosco alle spalle del lago, per incontri fugaci di sesso. Allo spettatore non viene risparmiato nulla, ma proprio nulla, in un ripasso del Kamasutra in versione omosex. C'è un unico etero che vedendo quel viavai hard chiede: «Non ci sono donne qui?». Hai sbagliato posto, rispondono. Porno a Cannes. Forse d'autore. (V.C., Corsera) Incassi vertiginosi in Francia, premio a Cannes, cinque stelle di critica dalla stampa più cult, “Le Monde” impazzito, «una tale forza, una tale audacia, una tale bellezza… ». E in Italia? Arriva adesso, il film “Lo sconosciuto del lago” di Alain Guiraudie, giovanotti nudi su una spiaggia e nel boschetto primi piani di quel che il regista, gay cinquantenne, definisce “oscenità del sesso”: non una donna ovvio, e per fortuna che i nostri politici hanno altre oscenità (politiche) di cui occuparsi. Si temono ugualmente eteromaschi in subbuglio. Si immaginano da noi platee zeppe soprattutto di coppie omo che, a parte i continui esibizionismi fallici del film, si chiederanno se è l’ossessione amorosa a far preferire un bel serial killer a un triste buon ciccione. Galateo per le signore: andare a vederlo perché pornoistruttivo e chic, ma non con il compagno che potrebbe innervosirsi (se italiano) e neppure con gli amici gay che cadranno in delirio. Meglio con amiche. Proibita la ridarella. Anche scandalizzarsi, se no meglio stare a casa. (Natalia Aspesi, La Repubblica) "Il cinema di tematica gay o contenente significativi riferimenti in questo senso va forte... Lo sconosciuto del lago impone quel dato. Perché non c’è altro. Dice di essere un thriller ma la componente thriller (un delitto su una spiaggia nudista gay) è un abituccio corto corto, appena un sottilissimo pretesto che malamente riveste la continuata e insistita esposizione di giovanotti ben forniti e in diverse combinazioni tra loro. Gay o etero, per lo spettatore che voglia togliersi degli sfizi esiste notoriamente una produzione specializzata. Prima della proiezione ho letto con sincera applicazione le note di accompagnamento al film scritte dall’autore, Alain Guiraudie. Spiega un sacco di cose interessanti sul rappresentare la sessualità, sulla libertà, sull’autenticità, sul realismo. Quello che subito dopo ho visto mi è parso molto semplicemente un quasi-porno. Forse sono io che non ho capito." (P. D'Agostini, La Repubblica)

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