Due volte genitori

Italia, 2008

  • Genere: Documentario
  • Durata: 96 min.
  • Premi: Asti Film Festival, novembre 2011 (premi giuria e pubblico) ad Amburgo Lesbisch Schwule Filmtage Hamburg ottobre 2011 a Zurigo Festival Pink Apple di Zurigo 2011 a Bruxelles Festival Gay & Lesbien de Belgique 2011 a Valladolid Festival Cinhomo 2010 e al
  • Tags: coming out, famiglia, omofobia

Storia

E' un documentario di Claudio Cipelletti (con la collaborazione di Lucia Bonuccelli e Francesco Pivetta), già regista del bellissimo "Nessuno uguale", che racconta ciò che accade all'interno delle famiglie quando i figli fanno coming out. «Ho cercato di entrare in punta di piedi nelle famiglie, racconta Cipelletti, ho scoperto un universo inaspettato, complesso, di grande fragilità. Questi genitori si sono trovati di fronte a una rivelazione che in un attimo ha cancellato ogni certezza, le fondamenta di ieri e il senso del domani, i presupposti stessi della loro esistenza». Come hanno reagito i genitori alla scoperta? Come hanno affrontato l'idea di aver generato un figlio che improvvisamente li 'tradisce'? «Anche chi si percepiva sereno, almeno idealmente, nei confronti dell'omosessualità, spiega Cipelletti, non ha avuto gli strumenti per affrontare subito il mistero della genesi dell''omosessualità nel cuore della propria famiglia. Così il film indaga questo percorso tra le aspettative tradite dei figli, e l'accettazione non tanto dell'omosessualità, ma della propria rinascita come genitori, ripartendo da zero, 'facendomi guidare nei primi passi da mio figlio, mentre una volta la roccia per lui ero io', come dice un papà. L'amore trionfa, ma non basta. Bisogna mettersi in gioco. E questi genitori hanno saputo farlo fino in fondo. Scoprendo che la loro è una goccia nell'oceano, e che c'è ancora tutto da fare». Il documentario (costruito come un reality in cui l'autore vive per un breve periodo di tempo con famiglie di ragazzi omosessuali) fa parte del Progetto europeo Daphne, un programma di ricerca e intervento a sostegno delle famiglie con figli omosessuali.

Cast & curiosità

Nota dell’autore

Questo documentario nasce dalla forte motivazione dei genitori di AGEDO a dar voce alle famiglie con figli gay, un’operazione mai tentata prima in Italia. Il progetto biennale europeo Daphne II “Family matters” ha permesso di realizzare questo lavoro all’interno di una vasta ricerca sociologica sulle famiglie con figli e figlie omosessuali condotta in tre Paesi. Il video, girato in Italia, rappresenta l’apporto di Agedo alla ricerca. L’ideazione del film nasce già nel 2002. Con l’avvio del Progetto Daphne nel 2006, è iniziato un lungo lavoro insieme a due straordinari collaboratori, Lucia Bonuccelli, psicologa, e Francesco Pivetta, docente e formatore, che hanno in seguito condotto gli incontri con i gruppi di genitori. Ho cercato di entrare in punta di piedi con la macchina da presa in questi gruppi e nelle famiglie, dopo aver creato, grazie alla collaborazione psicologica degli esperti, le condizioni “protette” perché le persone potessero esprimersi senza allontanarsi dalla loro quotidianità, ma anche dando loro, con la ripresa, una occasione speciale di confronto e comunicazione all’interno della famiglia. Dopo aver diretto “Nessuno Uguale, adolescenti e omosessualità” mi sono trovato davanti a una sfida diversa . Dovevo saltare dall’altra parte della barricata, non essere più solo figlio, ma anche genitore. E non potendo trovare nella mia biografia una eco forte come quando avevo dato voce al coming out dei giovani gay e lesbiche, mi sono messo in ascolto. Ho scoperto un universo inaspettato, complesso, di grande fragilità. Il primo pensiero quando entrai in un gruppo di genitori che condividevano la loro storia dopo il coming out dei figli, fu che erano come noi, soli, emozionati, schiacciati dal giudizio della società, ma forse più smarriti. Noi da adolescenti avevamo sofferto ma ci eravamo costruiti gli anticorpi giorno per giorno crescendo. Loro, da grandi, in un giorno qualunque della loro vita, si erano trovati di fronte a una rivelazione che in un attimo aveva cancellato ogni certezza, le fondamenta di ieri e il senso del domani, i presupposti stessi della loro esistenza. Cosa hanno fatto a quel punto? Come hanno affrontato l’idea di aver generato una creatura che improvvisamente li “tradisce” diventando portatrice di uno dei più insostenibili stigmi sociali, legato al tabù del sesso, a quel “torbido” che non ha luogo nel mondo delle persone “per bene”, e men che meno all’interno della famiglia? Così anche chi si percepiva sereno, almeno idealmente, nei confronti dell’omosessualità, non ha avuto gli strumenti per affrontare subito il mistero della genesi dell’omosessualità nel cuore della propria famiglia. Mistero come ogni mistero della natura, divenuto devastante perché non ha un luogo nella cultura, e meno che mai nella cultura genitoriale. Così il fim indaga questo percorso tra le aspettative tradite dai figli, e l’accettazione non tanto dell’omosessualità, ma della propria rinascita come genitori, ripartendo da zero, “facendomi guidare nei primi passi da mio figlio, mentre una volta la roccia per lui ero io” come dice un papà. La messa in discussione del proprio ruolo di genitori, la messa in dubbio anche solo per un istante, ma talvolta per molto tempo, dell’amore per i figli, il senso di perdita, il senso di colpa, la paura del giudizio. Tutto questo accade e poi pian piano si trasforma, diventa nuova energia e porta queste famiglie verso esiti inaspettati, verso una autenticità pungente che disarma qualunque dottrina morale. L’amore trionfa, ma non basta. Bisogna mettersi in gioco. E questi genitori hanno saputo farlo fino in fondo. Scoprendo che la loro è un goccia nell’oceano, e che c’è ancora tutto da fare.

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